• Palmarès Ademe 2005 des émissions de CO2 des voitures :
    Les constructeurs autos n'ont qu'une parole... la leur !

    Paris, le 06 avril 2005 : A la lecture des chiffres des émissions de CO2 rejetées par les véhicules particuliers, présentées par l'Agence de l'environnement et de la maîtrise de l'énergie, Agir pour l'Environnement et le Réseau Action Climat constatent avec amertume une stabilité des rejets de gaz à effet de serre, principalement due à l'inaction du gouvernement.

    Agir pour l'Environnement et le Réseau Action Climat déplorent que les émissions moyennes des véhicules vendues en France en 2004 se maintiennent à 154 grammes de CO2 par kilomètre parcouru (contre 156 CO2 g/km en 2001), alors que l'accord volontaire ACEA signé par les constructeurs automobiles européens se fixent pour objectif 140 CO2 g/km d'ici 2008.

    L'accord ACEA ne sera donc pas respecté, laissant supposer que la parole des constructeurs automobiles n'engage que celles et ceux qui y croient ! Face au double discours des constructeurs automobiles, les associations dénoncent l'absence du Gouvernement qui adopte un laisser-faire à mille lieux des discours emphatiques tenus sur le dérèglement climatique (Bonus/Malus enterré, étiquetage Energie reporté à un hypothétique accord européen, bridage et limitation des vitesses écartés arbitrairement du Plan Climat.).

    Ce manque d'ambition politique permet ainsi à la plupart des constructeurs automobiles de mettre en vente des véhicules extrêmement polluants, dont la plus part sont des 4x4. C'est ainsi les 4 véhicules diesels les plus polluants sont tous des véhicules à quatre roues motrices. Selon l'Ademe, ces véhicules consomment en moyenne 32% de carburant de plus en cycle urbain et rejettent 80 grammes de CO2 par kilomètre parcouru de plus qu'un véhicule moyen.

    Les associations remettront  palme d'or du Prix TUVALU du dérèglement climatique à Volkswagen pour son 4x4 Touareg, rejetant 346 grammes de CO2 et consommant en cycle urbain 17,9 litres aux 100 kilomètres.

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  • Dans son numéro d'octobre 2004, Science & Vie Junior a pondu un excellent dossier (.pdf) sur les dangers des automobiles et des 4x4

    source :
    http://flagadas.blogg.org/

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  • Soutenez les dégonflés !

    Les dégonflés souhaitent venir en aide au personnes inculpées en Belgique et prévenir toutes éventuelles actions juridiques de plus, tout le reste sera versé a des associations qui viennent en aide aux victimes de la violence routière et à leurs famille.

    Le tee shirt des dégonflés dans toutes les tailles (logo velours dans la langue de votre choix) 50 euros, attention série limitée à 500 unités.

    Envoyez vos coordonnées et votre choix de tee shirt/casquettes(20 euros) et vos chèques à l'ordre du Mouvement 21 Avril au 34 bis sorbier 75020 Paris.

    Participez au clip des dégonflés !

    Une chanson est en cour d'enregistrement, et le tournage d'un clip aura lieu la semaine prochaine. Les dégonflés cherchent des figurants écrire à sous-adjudant-marrant@no-log.org

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  • «Madame, Monsieur,
    la Sua “macchina da guerra” inquina in media due volte più di un veicolo leggero classico, aumentando le emissioni di CO2 (242 g di CO2 per chilometro in media per un 4x4 nuovo contro 146 g per una grossa berlina) e di conseguenza il numero di malattie respiratorie nei soggetti più deboli (persone anziane e bambini). Questo fuoristada, concepito per la guerra, è stato sfortunatamente adattato alle nostre città. Nell'ultimo semestre del 2004, le vendite di questo tipo di congegno sono aumentate del 20 per cento. In un incidente che coivolge un 4x4, i pedoni e i ciclisti vedono le loro possibilità di sopravvivenza divise per tre. Di conseguenza, noi procediamo alla copertura parziale del Suo debito di ossigeno liberando quello che si trova nei Suoi pneumatici». Firmato: «Più o meno chiunque disponga di un apparato respiratorio».

    Siamo nel cuore di Parigi, una strada appartata dell'elegante quartiere di Saint-Germain. Mattina presto, ma ancora d'estate; giovedì primo settembre. Benoît, cravatta annodata e abito chiaro, è fermo sul ciglio del marciapiede. Con la mano sinistra regge la cartella in cuoio; nella destra, tiene quel volantino strano, che ha appena sfilato dal tergicristallo della sua macchina: una Volkswagen Tuareg, argento metallizzato, interni in pelle (antracite). Una trovato pubblicitaria? Uno scherzo dall'oscuro significato? Il mistero è presto svelato. Alza gli occhi dal foglio, c'è qualcosa di insolito nell'assetto dell'auto, sembra inclinarsi sul fianco destro. Benoît si piega, guarda meglio. Vede i due pneumatici completamente a terra.
    Come Benoît, altri cinque proprietari di 4x4 (nome tecnico «Suv», Sport utility vehicles, detti anche «gipponi») hanno dovuto accontentarsi quella mattina di bus o metrò per andare al lavoro o sbrigare le commissioni quotidiane. Tutti vittime dell'ultimo nato nella galassia contestatoria transalpina: i «Dégonflés», letteralmente gli «Sgonfiati».

    Hanno scelto di chiamarsi così alcuni giovani parigini, tutti fra i venti e i trentacinque anni, in maggioranza ragazzi, pochissime le ragazze; colpiscono di notte, in piccoli commando, prediligendo le vie tranquille dei quartieri del centro e dell'ovest, dove le loro prede sono più facili da snidare. A quella prima azione del 31 agosto ne sono seguite altre: 6 settembre, 13, 21, 26, 3 e 9 ottobre e via via, almeno una volta alla settimana, i raid di questi «écolo-warriors» hanno raccolto seguito crescente, grazie al tamtam della rete. Una volta compiuto il colpo, infatti, resoconti e immagini sono pubblicati su un sito (www.anti4x4.net) e le discussioni su un blog (degonfle.blogg.org/). Dove si possono reperire anche consigli pratici per l'aspirante dégonflé.
    Il protocollo di azione è descritto nei dettagli. Dopo aver individuato un 4x4 parcheggiato in posizione discreta, uno o più elementi del commando si avvicinano al mezzo, mentre qualcuno rimane di sentinella. L'arma utilizzata è un adattatore per pompe di bicicletta: si svita il tappo della valvola del pneumatico, e al suo posto si inserisce l'adattatore, che provoca una sgonfiatura lenta (un quarto d'ora all'incirca) e non brusca, riducendo così il rischio che scatti l'allarme. Sgonfiare e non bucare: così, il proprietario dell'auto ha scarse speranze di ottenere condanne o rimborsi (non sussistendo formalmente il reato di danneggiamento di proprietà privata). Molto importante, ricordano le istruzioni, lasciare sul parabrezza il volantino di rivendicazione. Perché le imprese dei dégonflés non devono confondersi con banali atti di vandalismo.

    Snello, bruno, sempre elegante: in giacca scura e scarpe lucide anche quando di notte, berretto calato e mascherina sul volto, si china sotto i parafanghi dei 4x4. Questo ventottenne parigino, che vanta un passato di militanza impressionante per impegno e varietà, è la guida spirituale incontrastata dei dégonflés. Conserva l'anonimato dietro il grado di «sous-adjudant Marrant», e cioè qualcosa come «sub-maresciallo Buffo», o divertente, faceto. L'assonanza con lo zapatismo e il sub-comandante Marcos non è ovviamente casuale. «L'immaginario della lotta zapatista», ci spiega, «ruota attorno all'idea che è necessario rinunciare al proprio volto, alla propria identità per lasciare spazio alla battaglia dei popoli indios, che sovrasta tutto, comanda tutti». E continua: «Anche noi, facendo le debite proporzioni, dobbiamo abbandonare i personalismi, per concentrare l'attenzione sulla battaglia culturale contro la tirannia dell'apparenza e dello spreco, una battaglia che è di tutti». «Questo ci permette», precisa, «di moltiplicare i metodi della lotta: oggi attacchiamo i 4x4, domani toccherà ad un altro simbolo del consumismo scriteriato».
    Perché da qui nasce l'offensiva conto i fuoristrada. «Il Suv è un veicolo di campagna, non serve a nulla in città: troppo grande, è pericoloso e inquinante. Chi lo acquista cerca uno status symbol, che esprima originalità e senso dell'avventura, lusso e potenza. Sa bene di inquinare di più, ma se ne frega». In piena crisi petrolifera, mentre ovunque si discute di risparmio energetico e biocarburanti, la crescita costante dei 4x4 nelle città (più dell'8 per cento del parco automobilistico francese nel primo semestre del 2004) sembra un controsenso. Il consumo urbano delle auto più vendute in Europa è in media di 17 chilometri con un litro per i diesel e 12,5 per le auto a benzina. Per i dieci Suv più venduti, i consumi s'impennano a 9,9 chilometri con un litro per i diesel e 7,7 per la benzina (60/70 per cento in più). Il Ministero dell'ambiente francese aveva annunciato di voler introdurre un'imposta fissa di 3500 euro sull'acquisto dei Suv, e un bonus sino a 800 euro per chi preferisse un'auto a basse emissioni. Denis Baupin, assessore verde ai trasporti del Comune di Parigi, ha fatto approvare nel giugno 2004 una delibera che intendeva disincentivare l'uso dei Suv in città, limitando fra l'altro per i proprietari di fuoristrada i permessi di circolazione riservati ai residenti.
    Ma ad oggi, sia della tassa governativa, sia della regolamentazione tentata nella capitale, si sono perse le tracce. I colpevoli? Il sub-maresciallo non ha dubbi: «Il mercato dell'automobile ha alle spalle lobby troppo potenti. Politicamente, non c'è nulla da fare». Si deve passare all'azione. Diretta: «L'attivista è di solito un debole che attacca un potente. In questo caso, noi colpiamo direttamente il consumatore. È il cittadino che affronta un altro cittadino». «La nostra è una scelta provocatoria, ne siamo coscienti e ce ne assumiamo le conseguenze», continua. «Abbiamo scatenato e scateneremo reazioni violente: ci chiamano terroristi, riceviamo centinaia di mail di minaccia, e i proprietari dei Suv hanno cercato persino di organizzare ronde notturne per stanarci!». Ma anche questo fa parte della strategia dei dégonflés: è anzi lo scopo stesso delle loro azioni. «Vogliamo suscitare il dibattito, far riflettere sull'assurdità di avere un 4x4 in città. È solo una moda, l'ultimo accessorio dello snobismo. Allora basta cambiare la moda, farlo diventare di cattivo gusto. E la gente comprerà un'altra auto».
    Dei desideri del novello Marcos, almeno il primo si è avverato: la stampa francese ha coperto generosamente i raid notturni, con articoli (compreso un intero dossier di Le Monde), trasmissioni radiofoniche e televisive, servizi fotografici. Anche all'estero l'attenzione sale: dopo un articolo del Times, apparso martedì della scorsa settimana, il blog dei dégonflés ha registrato 38mila connessioni in una sola giornata.

    Lo stato maggiore del sub-maresciallo sono all'origine cinque o sei amici, legati da una storia di militanza che dura ormai da alcuni anni. Da quando, liceali o matricole, battono il pavé dei boulevards per protestare contro Jean-Marie Le Pen (leader del Front National, il partito della destra xenofoba) al secondo turno delle elezioni presidenziali del 2002; poi ci saranno i Forum sociali, i campeggi No Border, la mobilitazione pacifista durante la crisi irachena. Nell'inverno del 2003, scendono nei corridoi della metropolitana per denunciare «l'aggressione pubblicitaria», disegnano grandi croci nere sui cartelloni, camuffano le immagini sessiste, inventano divertenti alternative agli slogan. È il movimento «anti-pub», che attraversa il Paese per molti mesi, e contribuisce alla trasformazione radicale delle espressioni dell'engagement.
    Che non è più (o, almeno, non solo) iniziativa collettiva, organizzata e diretta dall'alto, dai partiti, dalle associazioni, dai movimenti. Ma che si ridisegna come un mosaico di tendenze, dove attivisti provenienti da diversi percorsi si incontrano per una battaglia comune, poi passano ad un'altra, e ad un'altra ancora. Questo «zapping» dell'impegno politico è possibile attraverso le possibilità offerte dalla sviluppo della rete: spesso senza conoscersi, i militanti scambiano informazioni sui siti o sui blog, concertano rapidamente strategie e azioni. Così, le prime incursioni dei dégonflés sono lanciate dalla tribuna delle «Brigades anti-pub» (http://bap.propagande.org/). E sempre grazie a internet, i metodi dei dégonflés hanno già trovato adepti: in Francia, si registrano azioni di sgonfiatori a Lione, Bordeaux, Rennes, Rouen; ma entusiasti seguaci già raccontano le loro imprese da Spagna, Belgio e Regno Unito.
    Uno stile di partecipazione che alcuni definiscono effimera, ma che è soprattutto flessibile. La polemica contro i 4x4, ad esempio, fornisce un terreno comune alla militanza tradizionale di associazioni ecologiste come «Agir pour l'environnement» o il «Réseau action climat», e alle esigenze di gruppi più radicali, provenienti dalla galassia altermondialista. Se l'obiettivo è condiviso da tutti, sono in molti a storcere il naso per i metodi- diciamo- ai limiti della legalità dei dégonflés. Insieme, ecologisti e sgonfiatori, organizzano manifestazioni di protesta di fronte alle vetrine dei concessionari che espongono i lucidi fuoristrada: la prima, il 10 settembre, ha raccolto un centinaio di persone. Sabato scorso, il 15 ottobre, i partecipanti erano forse un po' meno numerosi; ma certamente più consapevoli e agguerriti. Hanno presidiato per un paio d'ore l'ingresso del punto vendita parigino della “Jeep”, costretto a chiudere, venditori e clienti sempre più nervosi bloccati all'interno e guardati a vista dai passanti incuriositi. Hanno indossato maschere di animali per bloccare sul trafficato viale i Suv di passaggio, urlare e scrivere slogan sull'asfalto. Si sono salutati, scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi mail, dandosi appuntamento a fra un paio di settimane.

    Ma più tardi, al calare della notte, il sous-adjudant Marrant radunava le sue truppe.

    Clelia Cirvilleri

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